Il sud-est asiatico è affascinante, anzi stupefacente. È il primo impatto quando si apre il portellone dell’aereo, dopo il volo transoceanico, la prima emozione. Questa ventata di aria calda e umida sul viso, l’odore, i rumori. L’aeroporto di Phnom Penh è un turbinio di gente. Superato il frettoloso controllo dei visti sei immerso in un’atmosfera nuova, spiazzante oserei dire. Voci nuove, è la lingua locale, veloce, nuovi suoni fonetici, le richieste di chi ti offre un passaggio in un inglese che magari fai fatica a comprendere, un taxi o non si sa cosa.

Itinerario di viaggio in Cambogia

Fuori dalla stazione inizia poi il traffico. Scooter, moto, auto, camion, in ordine sparso oserei dire. Ancora rumore, clacson, tutti si muovono contemporaneamente, all’incrocio un vigile cerca di dirigere qualcosa di incontrollabile, si arriva a pochi cm dall’altro e poi ci si scansa, è la regola che regna sovrana. E ancora i negozi con le merci tutte sul marciapiede, i colori e i motorini che portano merci impossibili, per dimensione, peso ingombro.
Il sud-est asiatico e la Cambogia ti spiazzano al primo approccio. Sarà un po’ per il jet lag, anche se all’andata, provenendo dall’Italia, non è così terribile, pagherai di più in termini di stanchezza al rientro, quando alle 5 del pomeriggio vorresti già accomiatarti e distenderti sul letto per la notte. In questo primo guazzabuglio senti la necessità di aggrapparti a delle sicurezze. La tua prenotazione e il tuo hotel, una camera d’albergo, la guida locale, magari controlli di avere la polizza nello zaino qualche volta in più. Sono questi i punti di riferimento che cerchi quando arrivi in Cambogia, ed è sempre meglio pensarci prima di partire, la sensazione di smarrimento in un nuovo paese così lontano dalle nostre sicurezze da occidentali può giocare anche brutti scherzi, e magari farti iniziare male un’esperienza straordinaria come quella di un viaggio nel sud-est asiatico.

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Ho scoperto durante il viaggio, per dirne una, che a Phnom Penh non esiste una Ambasciata italiana, c’è solo il corrispondente dell’Ambasciata di Bangkok, in Thailandia! Nel momento in cui ne sono venuto a conoscenza mi sono definitivamente convinto che la scelta di avere una buona assicurazione di viaggio come Totaltravel annual è fondamentale. Copertura internazionale, no limiti di età, assistenza medica 24 su 24, a misura anche per viaggi come questo.
Il mio on the road attraverso il paese è iniziato proprio dalla capitale, spostandomi con i mezzi pubblici a nord, verso Siem Reap e i templi di Angkor Wat, Battambang, per poi scendere di nuovo a sud verso il mare di Sihanoukville e le isole tropicali.

Viaggiare sui mezzi pubblici su strada (pullman) in Cambogia ha i suoi pro e i suoi contro. L’economicità è certamente uno di quelli più invitanti, unitamente alla possibilità di scoprire il territorio lungo la strada, di essere a diretto contatto con la popolazione locale, sono gli elementi principali che hanno fatto di questa mia scelta una delle più azzeccate durante il viaggio in Cambogia. Ci sono anche i contro, chiaramente. La polvere sulle strade in terra battuta, entra anche nell’abitacolo ed è meglio dotarsi di una mascherina protettiva in taluni tratti, il vicino di posto che mangia insetti fritti come fossero pop corn, se sei debole di stomaco e non sei ancora “ambientato” potrebbe essere un rischio, il caldo se non funziona l’aria condizionata. Per chi viaggia in famiglia non è il mezzo di trasporto più consigliato, a meno che tutti i componenti non abbastanza abituati a trasferte di questo tipo, nella fattispecie meglio optare per un transfer in taxi privato, al costo di circa 150$ da Phnom Penh a Siem Reap, o aereo.

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La parte più avventurosa di un viaggio in Cambogia è però la visita ai templi di Angkor Wat. Da fare assolutamente su uno dei tanti tuk-tuk. Seduti sul sedile posteriore, il frigo bar, un semplice contenitore con del ghiaccio e acqua rigorosamente in bottigliette, e le meraviglie del mondo che ti sfilano davanti agli occhi. Ogni tanto ti fermi, sali i gradini dei templi, così come facevano centinaia di anni fa gli abitanti di questi luoghi straordinari. Sono luoghi straordinari, certo salire i gradini non è semplicissimo, con i bambini c’è da stare attenti. E ritorna il pensiero al viaggiare sempre coperti.

Non da ultimo in Cambogia c’è da pensare che ti trovi in un paese dove non si parla italiano, per nulla. L’inglese è diffuso nel luoghi più turistici come la capitale o Siem Reap. Io personalmente mi sono ritrovato a Kampong Chhnang, per visitare il villaggio galleggiante abitato da vietnamiti, dove nessuno parlava in inglese, unicamente qualche rara parola. È una situazione particolare questa. Sono montato anche su una specie di piroga locale, navigando tra palafitte e case galleggianti, non nego, sempre con un minimo di apprensione.

Ma la Cambogia è anche serpenti, io in tre settimane non ne ho visto uno, ma non importa, meglio essere a conoscenza per prevenire ed evitare brutte sorprese. Un viaggio in Cambogia è qualcosa di straordinario, ma un’esperienza da vivere con tutta la tranquillità necessaria ad ogni viaggiatore per assaporare questi giorni intensi.

Post scritto da Bambini con la Valigia

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Cambogia, istruzioni per l’uso
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